No Tav, Stefano Benni scrive a un imputato: «Resisti»

 

—Maurizio Pagliassotti, 11.3.2014 “Il Manifesto”

Il processo. In aula i testimoni della difesa

 

Un altro intel­let­tuale verrà inda­gato dalla Pro­cura di Torino? Dopo Erri De Luca, accu­sato di aver isti­gato al sabo­tag­gio del can­tiere di Chio­monte, e Gianni Vat­timo, falso ideo­lo­gico, ini­zie­ranno delle inda­gini anche sullo scrit­tore Ste­fano Benni? Que­sta la domanda che ieri ser­peg­giava nell’aula bun­ker del car­cere delle Val­lette a Torino, dove si sta svol­gendo il maxi pro­cesso a 53 mili­tanti del movi­mento No Tav, accu­sati di aver par­te­ci­pato agli scon­tri dell’estate 2011 in Val Susa.

Lo scrit­tore bolo­gnese il 9 dicem­bre del 2013 ha scritto una let­tera a Mat­tia Z., accu­sato insieme ad altri tre ragazzi di «atten­tato con fina­lità ter­ro­ri­sti­che, atto di ter­ro­ri­smo con ordi­gni mici­diali ed esplo­sivi, oltre che deten­zione di armi da guerra e dan­neg­gia­menti». I quat­tro rischiano trenta anni di car­cere, per­ché avreb­bero fatto esplo­dere un com­pres­sore del valore di ottan­ta­mila euro durante un’azione notturna.

Ste­fano Benni così scri­veva alla fine del 2013: «Per Mat­tia, da tua madre vengo a sapere del tuo momento dif­fi­cile. Non ti cono­sco. Ma ho avuto la tua età e mi sono ribel­lato, e ho pro­vato rab­bia e ho cono­sciuto, anche se per breve tempo, la pri­gione mili­tare. Non ho nes­suna lezione da darti, se non que­sta: quando ero chiuso in caserma, leg­gevo, par­lavo con i miei com­pa­gni, scri­vevo. Tutto, pur di non spre­care il mio tempo, pur di non darla vinta a chi mi aveva pri­vato della libertà. E ci sono riu­scito. Non cono­sco la tua sto­ria, imma­gino sia quella di molti gio­vani che vivono in que­sto paese appa­ren­te­mente senza anima e senza spe­ranza. Mio figlio ha scelto di lavo­rare all’estero, nelle emer­genze uma­ni­ta­rie. Tu hai scelto di bat­terti per le cose in cui credi. Fin­ché ci saranno gio­vani come voi, anche se diversi nelle idee e nelle forme di lotta, mi viene da pen­sare che que­sto paese abbia ancora un pezzo di anima e un respiro di spe­ranza. A volte si è più liberi die­tro un muro, che in un deserto di indif­fe­renza. Tieni duro».

Parole impor­tanti, che giun­gono in un momento in cui il mono­lito tote­mico «Torino-Lione» scric­chiola per l’opposizione popo­lare che incon­tra sul ter­ri­to­rio, ma soprat­tutto per­ché cor­posi bloc­chi sociali e cul­tu­rali non accet­tano più una visione dog­ma­tica. La spe­ranza del movi­mento è che le righe scritte da Benni a Mat­tia Z. pos­sano inci­dere anche sul clima non sereno che si respira durante pro­cesso, che ieri ha visto le prime testi­mo­nianze a difesa degli impu­tati: molti ammi­ni­stra­tori locali, un con­si­gliere regio­nale del Movi­mento Cin­que Stelle e per­fino il par­roco della par­roc­chia di Almese.

Una situa­zione molto pesante, come testi­mo­nia Andrea Vitali, rin­viato a giu­di­zio per gli scon­tri del 3 Luglio 2011: «Il pro­cesso si svolge in un brutto clima, a volte ver­rebbe da pen­sare a una sen­tenza già scritta. La scelta dell’aula bun­ker delle Val­lette, che di regola ospita i pro­cessi alla mafia, la cadenza biset­ti­ma­nale delle udienze, e le limi­ta­zioni palesi al diritto di difesa sono solo alcuni esempi del clima che si respira».

La sen­tenza giun­gerà entro la pros­sima estate.